Quando si esce in campagna con il cane, spesso si tende a non considerare tutti i rischi nascosti nella natura. Tra alberi e cespugli, a far paura non sono solo gli animali selvatici o il terreno stonato: anche alcune piante possono nascondere insidie. In parecchie zone boschive e prati d’Italia, specie comuni contengono sostanze tossiche che possono davvero compromettere la salute dei nostri amici a quattro zampe. Chi abita in città forse non se ne accorge, eppure per chi frequenta spesso il verde conoscere queste insidie è una vera necessità, per evitare guai seri.
Cani e piante selvatiche, un binomio con qualche complicazione che generalmente passa inosservata. Specialmente nel Centro e nel Nord Italia, nelle campagne si trovano specie vegetali chimicamente complesse, potenzialmente dannose se masticate o ingerite. Ecco, se si porta il cane in un bosco o in un prato, la varietà di piante è tanta e non tutte ugualmente pericolose. Difatti, la questione dipende pure da quale parte della pianta viene mangiata – foglie o radici ad esempio – e da quali tossine contiene.
Il rischio reale può dipendere dalla parte di pianta ingerita
Non si può dire che ogni parte di una pianta abbia lo stesso livello di tossicità: l’elemento è variabile e cambia di specie in specie. Spesso chi porta il cane fuori, con buona fede, non si accorge che foglie, bacche, semi o radici possono contenere sostanze molto diverse tra loro. Pensiamo al tasso e al mughetto: in questi casi ogni singola parte è velenosa. Al contrario, altre piante – come il ciclamino – risultano più rischiose nelle radici; le foglie, invece, sono meno pericolose. Nel caso di alberi come il ciliegio o il pesco, invece, i semi contengono composti nocivi per i cani.

Il vischio e l’edera inglese, piuttosto diffusi, producono bacche dannose, mentre piante comuni come l’ortica o la primula possono causare più che altro irritazioni o reazioni allergiche. In molte parti d’Italia, queste specie – strano ma vero – sono molto diffuse, perciò conoscerle bene diventa quasi obbligatorio per chi si muove spesso in natura con un cane. In particolare – dettaglio non da poco – gli incidenti capitano più frequentemente quando frutti, bacche o semi sono maturi e più facilmente raggiungibili.
Chi passa molto tempo all’aria aperta con il proprio cane – lo si nota bene – finisce per riconoscere subito cosa può essere un pericolo in mezzo alla vegetazione. Non è una conoscenza comune in città, ecco perché diventa un’arma in più per prevenire problemi durante le passeggiate.
I segnali d’allarme e il comportamento da adottare con urgenza
Se un cane ingerisce piante tossiche, i segnali non mancano, anche se dipendono dal tipo di pianta, dalla quantità e dallo stato fisico dell’animale. I cuccioli sono particolarmente a rischio e possono peggiorare molto in fretta. Tra i sintomi più comuni troviamo vomito, diarrea, dolore all’addome e aumento della salivazione, definito scialorrea. Capita che la situazione si aggravi velocemente, e allora serve l’intervento immediato del veterinario.
Chi porta fuori il cane deve quindi osservare con attenzione ogni piccolo cambiamento di comportamento e agire appena si notano segnali di malessere. Vietatissimi i rimedi “casalinghi”, che spesso peggiorano tutto. Il consiglio è di rivolgersi subito a un medico veterinario esperto, così le chance di guarigione salgono.
Spesso si sottovaluta quanto sia importante riconoscere subito i sintomi, per intervenire senza perdere tempo. Aumentare la propria conoscenza sulle piante pericolose significa ridurre rischi e salvaguardare la salute del cane. Insomma, imparare a conoscere il potenziale danno delle piante e controllare il proprio cane durante l’uscita all’aperto non è solo saggio: è praticamente indispensabile per non trovarsi in situazioni difficili, da evitare a tutti i costi.