La passione per gli animali dal muso corto cresce nelle case italiane, tra stile e carattere distintivo

Chi cammina per strada spesso si ferma ad ammirare un bouledogue francese o un persiano, richiamati dal loro aspetto unico. Quei musetti schiacciati e quegli occhi grandi riescono a catturare l’attenzione, suscitando un sentimento di protezione quasi istintivo. Si tratta di un aspetto infantile che coinvolge emotivamente, portando molte persone a scegliere proprio questi animali come compagni di vita. Dietro questa attrattiva, però, si nascondono problemi non da poco, collegati a scelte di selezione che prediligono tratti fisici innaturali a discapito del benessere. Prendiamo ad esempio il bouledogue francese, il bulldog inglese, il persiano, il british shorthair: tutte razze in cui la neotenia — ovvero il mantenimento di caratteristiche da cucciolo anche da adulti — viene programmata per stimolare un forte senso di cura nel proprietario. Lo schiacciamento del muso e gli occhi particolarmente grandi non sono frutto dell’evoluzione spontanea, bensì il risultato di interventi artificiali nella selezione genetica, con effetti pesanti sulla salute. Data la crescente diffusione in Italia e nel resto dell’Europa, occorre guardare oltre l’impatto estetico e riflettere sulle conseguenze reali di questa moda.

Il peso della selezione sulla salute degli animali

Partendo dalle origini, tutte le razze canine condividono un antenato comune: il lupo, animale dalle proporzioni equilibrate e adatte alla vita selvatica. Il muso allungato e ben proporzionato è un elemento chiave di questo equilibrio naturale. Al confronto, un bouledogue francese mostra subito quanto la selezione verso razze brachicefale abbia modificato profondamente l’aspetto originario. Il muso schiacciato, che molti trovano dolce, in realtà è causa di sofferenze. Veterinari e specialisti, da anni, mettono in chiaro la necessità di una regolamentazione nella diffusione di queste razze, dato il loro impatto sanitario. La conformazione tipica del muso corto porta spesso a problemi respiratori. Si riscontrano deformità come narici troppo strette o un palato molle e allungato, ostacolando il respiro fin dai primi mesi di vita. Chi vive in città, durante l’inverno o i periodi freddi, nota con facilità un aumento di disturbi respiratori e infezioni. L’ambiente domestico – con spazi limitati e riscaldamento costante – non aiuta affatto chi ha già una predisposizione anatomica a questi problemi.

La passione per gli animali dal muso corto cresce nelle case italiane, tra stile e carattere distintivo
Un carlino in posa, con occhiali e papillon rosa, rappresenta l’estetica che rende questi animali così virali e amati sui social. – yazoofood.it

Le conseguenze più frequenti e l’impatto sulla vita degli animali

Parlare di brachicefalia significa inevitabilmente citare la sindrome brachicefalica ostruttiva delle vie aeree (BAOS), condizione che rende difficile il passaggio dell’aria nel tratto respiratorio superiore. Basta poco sforzo, un gioco o anche uno stimolo caldo per causare affaticamento, tosse persistente e difficoltà nel respiro. Nei casi più seri, ci sono rischi di svenimenti o colpi di calore, tutti segnali evidenti di un benessere compromesso. Ma non finisce qui. Gli occhi sporgenti, tipici di queste razze, sono più soggetti a traumi o infezioni, mentre le pieghe della pelle possono dare luogo a disturbi dermatologici che richiedono cure costanti. Resta un altro punto dolente: molte femmine non riescono ad affrontare un parto naturale, e vanno incontro a cesarei per salvaguardare se stesse e i cuccioli. Nei contesti urbani, queste difficoltà spesso passano inosservate, ma pesano sul quotidiano. Le necessità veterinarie sono frequenti, e la gestione degli animali diventa più complessa per via delle condizioni ambientali richieste. Non va dimenticato poi il problema dentale: la forma del muso provoca malocclusioni che complicano la masticazione e, indirettamente, la salute globale del cane o del gatto.

Ridurre la domanda per tutelare gli animali

C’è bisogno di un cambiamento che parta da una maggiore informazione, andando ben oltre l’aspetto estetico di queste razze dal muso caratteristico. Dare alle persone elementi concreti aiuta a cambiare mentalità, senza dover per forza appellarsi a norme restrittive che spesso, ad essere onesti, sono richieste da addetti ai lavori del settore. Guardiamo al passato: razze un tempo molto popolari come il bobtail o il dalmata hanno subito un calo di domanda, che ha portato a una presenza minore sul mercato e, in qualche modo, a una selezione più naturale e meno dannosa per la salute. Un nodo altrettanto importante riguarda la cosiddetta “tratta dei cuccioli”: un giro d’affari illegale che coinvolge cani allevati in condizioni precarie – soprattutto nell’Est Europa – per soddisfare la richiesta in paesi come Italia, Francia e Germania. I profitti sono ingenti, le conseguenze però molto gravi per la salute e il benessere degli animali. Le istituzioni europee cercano di tenere il problema sotto controllo, ma finora le misure adottate sono state – come si dice – un po’ timide. Fortunatamente cresce la sensibilità tra cittadini e associazioni, che puntano su condizioni di vita dignitose e su una selezione che non guardi solo alla forma esteriore. In varie zone italiane, specie nel Nord, si vedono segnali di cambiamento nei rapporti quotidiani con gli animali domestici – più equilibrio, ecco – tra estetica e benessere reale.